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Tumore al seno: convegno a Mercogliano

Inserito da on 9 novembre 2008 – 19:43No Comment

Prof. Antonio Giordano, dir.scientifico CROM (Centro di Ricerca Oncologica del Mediterraneo)

Al I° Mercogliano Breast Cancer Workshop Internazionale sul tumore al seno, organizzato dal Prof. Antonio Giordano, sono emerse importanti novità. Dai dati di uno studio condotto al CROM – Centro di Ricerche Oncologiche di Mercogliano – sulle schede di dimissione ospedaliera del Ministero della Salute è emerso che l’incidenza, alla diagnosi e trattamento, del tumore al seno in Italia si attesta su valori sempre superiori a 40.000 casi all’anno dal 2000 al 2005, con un trend in aumento, che ha portato nel 2005 a un numero totale di 43.247 interventi di mastectomia (intervento più demolitivo) e quadrantectomia (intervento meno invalidante per le pazienti). Inoltre lo studio ha evidenziato in Campania una incidenza nelle donne quarantenni superiore alla media nazionale. Questo risultato, ottenuto interrogando l’archivio nazionale delle schede di dimissione ospedaliera (SDO) del Ministero della Salute, è superiore del 16% rispetto alle stime ufficiali finora riportate in Italia, che si fermano a 37.000 casi all’anno, calcolate con una metodica di stima indiretta (denominata MIAMOD: Modello di Analisi di Mortalità-Incidenza), sviluppata sulla base dei dati di mortalità dell’ISTAT e dati di sopravvivenza dello studio EUROCARE. I dati ottenuti dallo studio condotto dal team diretto dal Dr Prisco Piscitelli, coordinato dal Prof. Antonio Giordano, rappresentano una fotografia più realistica della situazione italiana, essendo basati su fonti certe (le schede di dimissione ospedaliera), con una ridottissima componente di proiezioni epidemiologiche basate su stime matematiche. Lo studio del CROM mette in luce una continua crescita dei nuovi casi di tumore al seno dal 2000 al 2005, che impone l’implementazione di adeguati programmi di screening in tutta Italia. Tale necessità è ancora più rilevante nelle regioni meridionali dove la mancata riduzione del trend di mortalità del tumore al seno sembrerebbe dovuto principalmente ad un accesso più tardivo (e quindi con tumori in fase più avanzata e meno trattabili) ai servizi sanitari. Inoltre, sono stati presentati anche dati che descrivono una crescente incidenza di tumore al seno nelle regioni meridionali (con l’eccezione della Puglia), potenzialmente ascrivibili ad un incremento delle nuove diagnosi per una maggiore consapevolezza delle pazienti (che si rivolgono in misura maggiore ai servizi sanitari) e/o all’impatto di significativi cambiamenti dello stile di vita (inclusi: il ritardo della maternità con riduzione del numero di figli per donna, l’aumento dell’utilizzo di terapie ormonali a fini contraccettivi, effetto di fattori ambientali come i macro- e micro-inquinanti). Al convegno si è anche discusso delle metodiche per personalizzare e ottimizzare i risultati diagnostici ed i trattamenti terapeutici utilizzando tecniche innovative di genomica, proteomica e medicina nucleare. Gli studi di genomica e proteomica hanno infatti due grandi applicazioni: individuare soggetti a maggior rischio di sviluppare neoplasie al seno, con la detezione di geni di suscettibilità, e migliorare la predittività della risposta trerapeutica di tipo farmacologico. I protocolli chemioterapici, infatti, vengono oggi attuati in tutte le pazienti in maniera indistinta. Ciò determina un eccesso di trattamento “overtreatment” del 75% dei soggetti (che invece avrebbero potuto sottoporsi a terapie più blande e con effetti collaterali minori), mentre il 25% delle pazienti non riceve un trattamento ottimale “undertreated” perché sottoposto a protocolli terapeutici non abbastanza efficaci. Diversi sono i metodi che potrebbero aiutare i clinici ad ottimizzare e personalizzare il trattamento, in base alla responsività alla terapia, quali l’individuazione nei singoli soggetti di geni predittivi e l’esecuzione di PET con radiotraccianti (come il fluorodesossiglucosio). Queste tecniche permetterebbero di individuare in quali pazienti il trattamento risulterebbe necessario ed efficace, risparmiando a coloro che non ne hanno bisogno ed ai “non responders” di continuare ad assumere farmaci con importanti effetti collaterali indesiderati.

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