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Razionalizzazione scolastica

Inserito da on 24 ottobre 2008 – 19:41No Comment

La riforma della scuola annunciata dal Ministro Gelmini ha di fatto rafforzato una serie di preoccupazioni circa le ricadute, indiscutibilmente negative, che essa può avere sul fabbisogno formativo e occupazionale del territorio salernitano. Per quanto mi riguarda, ritengo inaccettabile e del tutto fuori luogo la chiusura di circa 200 istituti scolastici in provincia di Salerno, molti dei quali situati nel Comprensorio Sele-Tanagro. Pensare che comuni come Castelnuovo di Conza, Laviano, Ricigliano, Romagnano al Monte, Salvitelle e Santomenna rischiano di non avere più una Scuola è assurdo. Come d’altronde è inconcepibile immaginare la chiusura di un plesso scolastico ad Auletta (località Torre Mattina), Buccino (località Mesarico) e Palomonte (località Perrazze).Purtroppo i Governi di Berlusconi si sono sempre caratterizzati per l’estrema confusione in materia di scuola e di formazione formulando proposte che hanno mostrato palesemente una concezione aziendalistica nel senso deteriore del termine, trascurando un aspetto di per sé fondamentale: la necessità di mettere al centro di ogni azione formativa l’allievo, il bambino, l’adolescente, il giovane con il suo carico di problemi e di urgenze psicologiche e formative da affrontare e da risolvere. A prevalere sembra soprattutto l’interesse verso una proposta “dirigistica” e neo centralista, che, con il “Maestro Unico”, calpesta il profilo eminentemente specialistico e professionale del corpo insegnante, targettizzando l’offerta su standard che non tengono conto delle specificità territoriali e annullando le possibilità di continuare sulla strada dell’elaborazione di contenuti sempre più innovativi. La mia non è una posizione demagogica, ma è una posizione dettata da una concezione dinamica dell’Istituzione Scolastica che, in rete con gli altri attori del territorio, deve fare sistema, rispondendo alla specifica domanda formativa che deriva da una serie di fattori che variano da zona a zona e quindi anche dalle specifiche “vocazioni” dell’area sulla quale insiste l’Istituto. Inoltre, la Scuola deve avere la capacità di immaginare e realizzare percorsi preparatori reali al fabbisogno occupazionale del mondo economico e produttivo. Sono queste, a mio avviso, le sfide che un Governo dovrebbe affrontare. Per quanto mi riguarda, mi batterò, nel pieno esercizio delle mie funzioni, affinché non venga calpestato il diritto allo studio del Comprensorio Sele-Tanagro e affinché la Scuola italiana cessi di essere l’anello più debole della “filiera” che conduce alla soddisfazione dei bisogni delle giovani generazioni.

Nicola Parisi

Partito Democratico

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